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Aglianico IGP Costacielo Anfora Lunarossa - Enoteca Telaro
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Aglianico IGP Costacielo Anfora Lunarossa 2018

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10,67 € 12,70 € -16%
  • DenominazioneDenominazione:Colli di Salerno IGT
  • UveUve:Aglianico 100%
  • ColoreColore:Rosso rubino con bagliori porpora
  • OdoreOdore:Olfatto dalle sensazioni penetranti di visciole, radici di liquirizia, tocchi selvatici, humus, viola, geranio e sbuffi di macchia mediterranea
  • SaporeSapore:Bocca succosa, dal corpo pieno, dai tannini scalpitanti e dalla viva freschezza
  • Gradazione alcolicaGradazione alcolica:13.5% vol.
  • FormatoFormato:75 Cl
  • Temperatura di servizioTemperatura di servizio:16 - 18° C
  • AbbinamentiAbbinamenti:Polpette di vitello in umido, Costolette d'agnello in padella
Ordinalo entro 17 ore e 12 minuti per riceverlo tra Martedì 13 aprile e Mercoledì 14 aprile

Tutte le volte che ci s’imbatte con il nome di quest’azienda viene immediato intonare la canzone napoletana Luna Rossa: “e 'a luna rossa me parla 'e te, io le domando si aspiette a me, e me risponne si 'o vvuo' sape' , cca' nun ce sta nisciuna”. E tutta la musicalità, profondità e territorialità di questa canzone sembrano essere il filo conduttore della batteria presentata quest’anno dall’azienda che grazie alla passione, continua dedizione, integrazione di tecnologia e antiche tecniche enologiche, propone vini di gran pregio e in limitata quantità. Rientra dopo un anno di assenza l’aglianico Borgomastro che subito fa sentire la sua voce piazzandosi alla vetta delle degustazioni, caratterizzato da una sincera e schietta espressione di una territorialità di cui andar fieri. Non sono da meno le altre etichette che garantiscono e regalano vini morbidi e corposi, ricchi di sapidità e quindi capaci di sfidare gli anni, capaci nel loro insieme di raccontare la storia e un ambiente selvaggio e affascinante nello stesso tempo.

CARATTERISTICHE

Aglianico IGP Costacielo Anfora Lunarossa ha un colore rosso rubino dai bagliori porpora. Olfatto dalle sensazioni penetranti di visciole, radici di liquirizia, tocchi selvatici, humus, viola, geranio e sbuffi di macchia mediterranea. Bocca succosa, dal corpo pieno, dai tannini scalpitanti e dalla viva freschezza. Maturazione in anfora dai sei ai sette mesi.

ABBINAMENTI

Aglianico IGP Costacielo Anfora Lunarossa con Polpette di vitello in umido, Costolette d'agnello in padella

REGIONE: CAMPANIA

Campania

Le origini antichissime della viticoltura campana sono evidenti nei due metodi di allevamento della vite usati ancora oggi, quello ad alberello, di origine greca, e la tecnica etrusca in cui la vite si fa arrampicare attorno a pali e tronchi di alberi campestri per poi collegare rami e tralci tramite graticci — chiamati tennecchie, cioè tende — in una specie di pergolato che unisce un albero all'altro, integrando quindi la viticoltura con la vegetazione esistente insieme ad altre coltivazioni.

L'intera regione è situata all'interno di un antico teatro vulcanico, di cui oggi il Vesuvio rappresenta il più importante esempio ancora attivo. Questa peculiarità ha contribuito a determinare una grande varietà di suoli, che spaziano dalle rocce piroclastiche e dai tufi del Nord alle sabbie e arenarie del Taburno, ricche di quarzi e marne calcaree, ai calcari della Costiera Amalfitana, alle sabbie argillose dell'Irpinia. Nelle province di Napoli, Salerno e Caserta il clima è mite e mediterraneo, mentre in quelle interne di Avellino e Benevento le temperature sono più rigide man mano che si sale verso l'Appennino, con piogge abbondanti soprattutto in Irpinia.

In provincia di Avellino troviamo le Docg bianche Fiano di Avellino e Greco di Tufo, intitolate agli omonimi vitigni, mentre le due Dogc rosse a base di Aglianico sono il Taurasi, sempre nell'Avellinese, e l'Aglianico del Taburno in provincia di Benevento. Sulla costa, scendendo da nord a sud le Doc Galluccio, Falerno del Massico e Aversa nel Casertano, poi le Doc Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio e Penisola Sorrentina in provincia di Napoli, quindi Costa d'Amalfi a ovest di Salerno e la grande area occupata dalla Doc Cilento a sud.

L'immagine del vino campano è legata soprattutto alla personalità vivace dei suoi bianchi: Fiano, Greco e Falanghina, ma il vitigno in grado di interpretare al meglio il genius loci di questa regione con freschezza, potenza e longevità è proprio l’Aglianico, che in 17 comuni dell'Irpinia dà origine al magnifico Taurasi.

VITIGNO: AGLIANICO

Aglianico

LA PIANTA

A partire dagli anni Novanta del Novecento sono state condotte lunghe indagini ampelografiche, ampelometriche, chimiche, biochimiche e molecolari su biotipi di Aglianico e Aglianicone reperiti in Campania e in Basilicata. I risultati hanno dimostrato che Aglianico campano e Aglianico del Vulture sono in realtà un unico vitigno, con differenze di vario ordine ascrivibili a una normale variabilità intravarietale, mentre l'Aglianicone si è rivelato un vitigno estraneo ai due precedenti. Gli ultimi studi di Boselli e Monaco hanno messo in evidenza i sei biotipi seguenti appartenenti a tre gruppi fondamentali: Aglianico Amaro, Aglianico di Taurasi e Aglianico del Vulture; Aglianico di Napoli 1 e Aglianico di Napoli 2; Aglianico di Galluccio. L'Aglianico ha un grappolo cilindrico o conico piuttosto piccolo (da 150 a 250 grammi) e compatto, con eventuale presenza di una o, più raramente, due ali. L'acino è piccolo, di forma sferica, con buccia spessa, a volte persino coriacea, pruinosa e di colore blu-nero. Matura tardivamente, tra la metà di ottobre e la prima decade di novembre.

IL VINO

In condizioni ottimali le uve raggiungono un elevato tenore zuccherino (22-23%) e conservano integra una forte acidità tartarica, che risulta ancora più elevata nel biotipo Aglianico Amaro o Beneventano; possiedono, inoltre, un'importante struttura tannica. Il vino che se ne ricava è adatto al lungo invecchiamento e beneficia dell'affinamento in legno, a stemperare il carattere austero dovuto alla componente acido-tannica. L'utilizzo della barrique, oggi diffuso in Campania e in Basilicata, riesce a domarne la foga, rendendolo più morbido e vellutato in tempi brevi.

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Tutte le volte che ci s’imbatte con il nome di quest’azienda viene immediato intonare la canzone napoletana Luna Rossa: “e 'a luna rossa me parla 'e te, io le domando si aspiette a me, e me risponne si 'o vvuo' sape' , cca' nun ce sta nisciuna”. E tutta la musicalità, profondità e territorialità di questa canzone sembrano essere il filo conduttore della batteria presentata quest’anno dall’azienda che grazie alla passione, continua dedizione, integrazione di tecnologia e antiche tecniche enologiche, propone vini di gran pregio e in limitata quantità. Rientra dopo un anno di assenza l’aglianico Borgomastro che subito fa sentire la sua voce piazzandosi alla vetta delle degustazioni, caratterizzato da una sincera e schietta espressione di una territorialità di cui andar fieri. Non sono da meno le altre etichette che garantiscono e regalano vini morbidi e corposi, ricchi di sapidità e quindi capaci di sfidare gli anni, capaci nel loro insieme di raccontare la storia e un ambiente selvaggio e affascinante nello stesso tempo.

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