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Barbaresco DOCG Riserva Currà Bruno Rocca - Enoteca Telaro

Barbaresco DOCG Riserva Currà Bruno Rocca 2016

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  • DenominazioneDenominazione:Barbaresco DOCG
  • UveUve:Nebbiolo 100%
  • ColoreColore:Rosso rubino che sfuma sul granato
  • OdoreOdore:Il naso ci conduce per mano nei boschi delle Langhe: terriccio, tartufo, macchia, persino evocativi cenni alla gianduia, ma anche visciola, mora, scorza di chinotto
  • SaporeSapore:In bocca la freschezza, impressionante, accompagna un sorso lungo, poliedrico, esaltante
  • Gradazione alcolicaGradazione alcolica:14.5% vol.
  • FormatoFormato:75 Cl
  • Temperatura di servizioTemperatura di servizio:16 - 18° C
  • AbbinamentiAbbinamenti:Da meditazione, Spezzatino di cinghiale al cacao
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Presentarsi sul proprio sito con il claim "Contadini a Barbaresco dal 1834: una storia di famiglia" non è semplice marketing. Non che dalla (corretta) comunicazione Bruno Rocca rifugga: basterebbero a testimoniarlo le bellissime etichette, con la penna da calamaio, simbolo di sapienza e di savoir faire, che è oramai ben noto agli appassionati di tutto il mondo. No, quello di Bruno e dei figli Luisa e Francesco è solo orgoglio. Orgoglio delle origini, orgoglio di scelte coraggiose, orgoglio dei tempi in cui queste erano terre povere, ove la fame era sempre in agguato. Ora che sono coccolati dalla critica internazionale, entusiasta della qualità dei loro vini da cru, i Rocca continuano a ricollegarsi all'avo Francesco, che appunto nel 1834 iniziò a coltivare queste terre. Ma la continuità nelle origini non significa stasi: e così quest'anno abbiamo potuto assaggiare due nuovi vini, il Currà ed il Rabajà Riserva. Entrambi esaltanti, si affiancano al Rabajà annata ed al Currà Riserva, per una batteria veramente d'eccezione. Una storia di famiglia: una famiglia che ci regala emozioni.

CARATTERISTICHE

Barbaresco DOCG Riserva Currà Bruno Rocca, dal colore rosso rubino che sfuma sul granato. Il naso ci conduce per mano nei boschi delle Langhe: terriccio, tartufo, macchia, persino evocativi cenni alla gianduia, ma anche visciola, mora, scorza di chinotto. In bocca la freschezza, impressionante, accompagna un sorso lungo, poliedrico, esaltante. Quasi cinque anni tra botte e vetro.

ABBINAMENTI

Barbaresco DOCG Riserva Currà Bruno Rocca, si abbina con spezzatino di cinghiale al cacao.

REGIONE: PIEMONTE

Piemonte

Il Piemonte, seconda regione più estesa d'Italia dopo la Sicilia, è una delle più varie dal punto di vista geografico e climatico. Il principale sistema collinare, il cui paesaggio vitivinicolo è stato di recente insignito della tutela Unesco, è costituito da Langhe, Monferrato e Roero, localizzato nella parte meridionale e orientale della regione. A nord troviamo l'altra grande area collinare, composta da Canavese, Coste della Sesia e Colli Novaresi.

Ci troviamo in una regione a clima generalmente temperato, con estati umide e calde rinfrescate da violenti temporali, autunni nebbiosi e piovosi, inverni mediamente freddi con nevicate abbondanti in collina, e primavere relativamente miti. La combinazione di territorio e clima piemontese si rivela quindi adatta alla coltivazione di alcuni vitigni autoctoni che qui hanno trovato la loro più felice espressione, a cominciare da Nebbiolo e Barbera, che la viticoltura piemontese ha saputo esprimere ai massimi livelli mondiali.

A oggi i grandi vini piemontesi restano i più premiati e ambiti tra i vini italiani all'estero, superando spesso anche gli acclamati toscani. Accanto a vini ormai mitici come Barolo e Barbaresco, il Piemonte offre però molti vini più economici altrettanto validi, come le squisite Barbere d'Asti, Nizza e Alba, e alcuni sorprendenti Dolcetto, oltre a pregiati Nebbiolo coltivati in altre denominazioni. Il valore di un ettaro di Barolo, nelle zone più importanti, supera ormai il milione di euro.

VITIGNO: NEBBIOLO

Nebbiolo

LA PIANTA

Nonostante il Nebbiolo mostri uno spiccato polimorfismo e un'elevata variabilità intravarietale, si possono definire alcuni tratti generali della pianta. Il grappolo a maturità è di taglia media, medio-grande o grande, di forma piramidale, alato, allungato( il rosé è più corto) e piuttosto compatto; l'acino è medio-piccolo, rotondo o ellissoidale, con buccia sottile ma consistente, molto pruinosa e di colore violaceo scuro. Pianta a maturazionelenta, predilige zone con elevate somme termiche e buona luminosità; è la prima vite a germogliare e l'ultima a lasciare cadere le foglie, con la duplice conseguenza di essere molto esposta alle condizioni ambientali ma anche di poter esprimere una personalità più complessa e unica. Matura in epoca decisamente tardiva, ovvero nella seconda metà di ottobre, e talvolta la vendemmia si protrae fino alle prime giornate di novembre.

IL VINO

Impiegato esclusivamente per la vinificazione, il Nebbiolo dà origine ad alcuni dei vini più apprezzati e conosciuti al mondo. Il suo patrimonio cospicuo di zuccheri, acidi e polifenoli fa sì che i vini prodotti con sole uve Nebbiolo siano dotati di grandissima austerità, spessore, carattere. Il colore dei Nebbioli di Langa è rosso granata; il profumo rimanda ai frutti di bosco, alla foglia di tabacco, al cuoio e alle spezie. In bocca sviluppa una rara potenza che i produttori oggi sanno ingentilire con le moderne tecniche di vinificazione e, soprattutto, con l'impiego accorto del legno per la maturazione e l'affinamento.

Regione
Piemonte
Provenienza
Italia
Denominazione
Barbaresco DOP
Uve
Nebbiolo
Colore
Rosso Rubino
Odore
Fruttato
Sapore
Fresco
Gradazione (% vol.)
14.5
Contenuto
75 Cl
Tipologia
Rosso
BARGAJ
1 Articolo

Presentarsi sul proprio sito con il claim "Contadini a Barbaresco dal 1834: una storia di famiglia" non è semplice marketing. Non che dalla (corretta) comunicazione Bruno Rocca rifugga: basterebbero a testimoniarlo le bellissime etichette, con la penna da calamaio, simbolo di sapienza e di savoir faire, che è oramai ben noto agli appassionati di tutto il mondo. No, quello di Bruno e dei figli Luisa e Francesco è solo orgoglio. Orgoglio delle origini, orgoglio di scelte coraggiose, orgoglio dei tempi in cui queste erano terre povere, ove la fame era sempre in agguato. Ora che sono coccolati dalla critica internazionale, entusiasta della qualità dei loro vini da cru, i Rocca continuano a ricollegarsi all'avo Francesco, che appunto nel 1834 iniziò a coltivare queste terre. Ma la continuità nelle origini non significa stasi: e così quest'anno abbiamo potuto assaggiare due nuovi vini, il Currà ed il Rabajà Riserva. Entrambi esaltanti, si affiancano al Rabajà annata ed al Currà Riserva, per una batteria veramente d'eccezione. Una storia di famiglia: una famiglia che ci regala emozioni.

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