Benvenuto Brunello!

In 150 anni di storia il Brunello di Montalcino si è affermato come uno dei vini più ricercati e apprezzati a livello mondiale. Merito del vitigno Sangiovese, della bellissima zona e della sua vocazione per la viticoltura, di un gruppo di produttori che, sulle orme della famiglia capostipite Biondi Santi, è andato crescendo anno dopo anno e ha puntato sempre più sulla qualità.

Tradizionalmente, il vasto territorio ilcinese viene suddiviso in tre zone: il versante nord, adiacente alla Val d'Orcia e alle Crete senesi, con vini austeri in cui l'acidità e la componente tannica contrastano senza cedimenti la parte alcolica e morbida del Sangiovese, dando dei vini particolarmente longevi e sempre eleganti nei profumi. In questa zona rientrano i vini della collina di Montosoli (Baricci) e   l’area dei Canalicchi (Franco Pacenti, Canalicchio di Sopra, Lambardi), assieme a Marroneto e Capanna.

La seconda area è costituita dalla parte est del territorio comunale, dove è nato il Brunello: infatti qui si trova Biondi Santi, assieme a Fattoria dei Barbi, Salvioni, Cerbaiona, Costanti, Salicutti e Pian dell’Orino. Qui il Sangiovese esprime doti di grande equilibrio ed eleganza, senza la ruvidezza e la severità dei vini del nord e senza la ricchezza di quelli del sud.

Infine, la zona sud, quella più vasta e calda, che guarda tra il mare e il monte Amiata, con vini dallo stile più caldo e vellutato, con aromi di macchia mediterranea e una grande potenza gustativa, caratterizzata da tannini importanti ben contrastati dalla forza dell’alcol. Tra le cantine che meglio rispecchiano questo stile vi sono Col d’Orcia, Fuligni, Poggio di Sotto e Uccelliera.

La Docg Brunello si avvicina ormai regolarmente ai 10 milioni di bottiglie l’anno, mentre il Rosso di Montalcino Doc non arriva a 3 milioni. Da rilevare che in entrambi i casi, caratteristica piuttosto rara non solo in Italia, il vino deve essere ricavato da monovitigno: Sangiovese al 100%. Il Brunello è sottoposto a una lunga maturazione in cantina prima della commercializzazione, che può iniziare il 1° gennaio del quarto anno successivo alla vendemmia (un anno in più per la Riserva).

La piccola Doc Sant’Antimo, che non è ancora riuscita a far breccia nel cuore dei consumatori, viene utilizzata prevalentemente per i vitigni internazionali e le sperimentazioni, con 1,6 milioni di bottiglie.





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