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Coda di Volpe Lunajanca IGP I Borboni - Enoteca Telaro
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Coda di Volpe Lunajanca IGP I Borboni 2018

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9,30 € 11,07 € -16%
  • DenominazioneDenominazione:Beneventano IGP
  • UveUve: 100% Coda di Volpe
  • ColoreColore:Giallo paglierino non molto carico 
  • OdoreOdore:Delicato, agrumato, note floreali 
  • SaporeSapore:Fresco e gustoso, ben bilanciato
  • Gradazione alcolicaGradazione alcolica:12.5% vol.
  • FormatoFormato:75 Cl
  • Temperatura di servizioTemperatura di servizio:10 - 12° C
  • AbbinamentiAbbinamenti:Crostacei, antipasti e primi piatti di mare
Ordinalo ora per riceverlo tra Martedì 26 e Mercoledì 27 ottobre

Nel 1998 la casa di famiglia, edificata su una grotta di tufo nelle viscere del centro storico di Lusciano, pazientemente recuperata secondo gli standard tecnici, ritorna finalmente ad essere la cantina dell'azienda. La cantina della famiglia Numeroso ha origine dai primi del novecento, e sin da allora ha allevato asprinio con il tradizionale sistema ad alberata. La tradizione che negli anni sessanta si affidava a una concezione di produzione piu quantitativa, converti i Numeroso in conferitori dell'azienda Buton con una fornitura di circa 100 tonnellate annue di asprinio quale vino base dei famosi spumanti e brandy in voga in quel periodo.

CARATTERISTICHE

La Coda di Volpe I Borboni è un vino dal colore giallo paglierno non troppo carico, ha sentori di fiori bianchi, ben bilanciato in bocca con note fruttate sul finale

ABBINAMENTI

Crostacei, antipasti e primi piatti di mare

REGIONE: CAMPANIA

Campania

Le origini antichissime della viticoltura campana sono evidenti nei due metodi di allevamento della vite usati ancora oggi, quello ad alberello, di origine greca, e la tecnica etrusca in cui la vite si fa arrampicare attorno a pali e tronchi di alberi campestri per poi collegare rami e tralci tramite graticci — chiamati tennecchie, cioè tende — in una specie di pergolato che unisce un albero all'altro, integrando quindi la viticoltura con la vegetazione esistente insieme ad altre coltivazioni.

L'intera regione è situata all'interno di un antico teatro vulcanico, di cui oggi il Vesuvio rappresenta il più importante esempio ancora attivo. Questa peculiarità ha contribuito a determinare una grande varietà di suoli, che spaziano dalle rocce piroclastiche e dai tufi del Nord alle sabbie e arenarie del Taburno, ricche di quarzi e marne calcaree, ai calcari della Costiera Amalfitana, alle sabbie argillose dell'Irpinia. Nelle province di Napoli, Salerno e Caserta il clima è mite e mediterraneo, mentre in quelle interne di Avellino e Benevento le temperature sono più rigide man mano che si sale verso l'Appennino, con piogge abbondanti soprattutto in Irpinia.

In provincia di Avellino troviamo le Docg bianche Fiano di Avellino e Greco di Tufo, intitolate agli omonimi vitigni, mentre le due Dogc rosse a base di Aglianico sono il Taurasi, sempre nell'Avellinese, e l'Aglianico del Taburno in provincia di Benevento. Sulla costa, scendendo da nord a sud le Doc Galluccio, Falerno del Massico e Aversa nel Casertano, poi le Doc Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio e Penisola Sorrentina in provincia di Napoli, quindi Costa d'Amalfi a ovest di Salerno e la grande area occupata dalla Doc Cilento a sud.

L'immagine del vino campano è legata soprattutto alla personalità vivace dei suoi bianchi: Fiano, Greco e Falanghina, ma il vitigno in grado di interpretare al meglio il genius loci di questa regione con freschezza, potenza e longevità è proprio l’Aglianico, che in 17 comuni dell'Irpinia dà origine al magnifico Taurasi.

Coda di volpe bianca

LA PIANTA

Il grappolo ha compattezza variabile, ma è sempre abbastanza grande e allungato; munito di due o più ali piccole, ha forma piramidale nella parte basale e conico-cilindrica nella parte apicale, con la classica punta ricurva. Gli acini sono piccoli, leggermente ellittici e hanno colore verde giallastro che tende a dorate a piena maturazione. La raccolta delle uve di solito si svolge durante la prima decade di ottobre

IL VINO

Il Coda di Volpe in purezza dà un vino di corpo medio, dorato, tenue nei profumi, ricco di alcol ma carente di acidità, invecchia rapidamente assumendo un caratteristico sapore amarognolo. Si tratta, quindi, di un vitigno che predilige gli assemblaggi

Regione
Campania
Denominazione
Beneventano IGP
Uve
Coda di Volpe
Colore
Giallo Paglierino
Odore
Floreale
Sapore
Fresco
Gradazione (% vol.)
12
Contenuto
75 Cl
5 Articoli

Nel 1998 la casa di famiglia, edificata su una grotta di tufo nelle viscere del centro storico di Lusciano, pazientemente recuperata secondo gli standard tecnici, ritorna finalmente ad essere la cantina dell'azienda. La cantina della famiglia Numeroso ha origine dai primi del novecento, e sin da allora ha allevato Asprinio con il tradizionale sistema ad alberata. La tradizione che negli anni sessanta si affidava a una concezione di produzione più quantitativa, converti i Numeroso in conferitori dell'azienda Buton con una fornitura di circa 100 tonnellate annue di Asprinio quale vino base dei famosi spumanti e brandy in voga in quel periodo. La prima fondamentale svolta fu dovuta alla felice intuizione dell'amico Gabriele Lovisetto, allora direttore della stessa Buton, che agli inizi degli anni settanta convinse la famiglia ad effettuare l'innovativa trasformazione su vasta scala dei vigneti passando dall'alberata ai piu moderni guyot o silvouz. Ma e verso la fine degli anni settanta che l'azienda Numeroso avvia le prime sperimentazioni nella spumantizzazione dell'asprinio che alla luce dei primi soddisfacenti risultati si traduce, nel 1982 nel marchio "I Borboni". Ed e proprio in questa fase che il carattere contadino del Cav. Nicola Numeroso si rivela in tutta la sua caparbietà, lancia infatti la sua sfida al recupero dell'asprinio ď'altrimenti condannato all'estinzione - fino all'approvazione della pratica di riconoscimento prima della IGT e finalmente, nel 1993, della DOC Asprinio. Viene cosi recuperata la tradizionale vinificazione dell'asprinio nelle grotte, scavate a 13 metri di profondità sotto le dimore padronali, e uniche per i loro ambienti particolarmente adatti alla conservazione, in grado di assicurare fresco, giusta umidità, luce e temperatura costante nell'arco dell'anno. La scelta di riportare il processo produttivo negli impianti del centro storico rappresenta la ferma volontà di tutelare i legami con la tradizione che l'Asprinio esige e che la famiglia non intende negare nonostante la innegabile praticità che gli ampi spazi della campagna consentono ma che modificherebbe i cicli e quindi la tipicità del prodotto.

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