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Toscana IGT "Il Guercio" Tenuta Carleone  - Enoteca Telaro

Già nel 1078 il villaggio di Castiglioni era famoso per essere stato fondato con tutti i crismi dai monaci di Badia a Coltibuono. Qui l’agricoltura si è sviluppata parallelamente alla cultura dei religiosi, che vedevano nel vino la massima espressione della propria arte. Dopo anni di viaggi in Toscana l'imprenditore austriaco Karl Egger ha acquistato il piccolo borgo che è situato appena fuori la città medievale di Radda, dove il vino Chianti sostiene buona parte dell’economia locale. Rinnovati gli edifici del borgo si è passati alle viti e alla cantina, dove è nata una significativa collaborazione con Sean O’Callaghan, enologo inglese formatosi nella famosa azienda Riecine del connazionale John Dunkley. L’orientamento produttivo di Sean sguazza tra biologico e biodinamico con grande naturalezza, ricercando un rapporto intimo con la terra che lo ospita. Lui si fa chiamare ironicamente “Il Guercio”, sottolineando che il suo essere cieco da un occhio gli ha permesso di guardare il mondo – anche enologico – da un’angolazione diversa.

CARATTERISTICHE

Toscana IGT "Il Guercio" Tenuta Carleone, sembra non esaurirsi mai la grazia di questo rosso color rubino stralucente. Naso intessuto di aromi di fiori bianchi e rossi, ricordi di lampone e agrumi, rabarbaro, bacche di ginepro, resina balsamica e terriccio. In bocca la classe si traduce in tannino cremoso, doviziosa freschezza e impattante carica sapida. Lunga e completa la persistenza su note di spezie fini. Maturato un anno in cemento vetrificato.

ABBINAMENTI

Toscana IGT "Il Guercio" Tenuta Carleone, si abbina con filetto con porcini e tartufo , Tartare di manzo con insalatina di finocchi.

REGIONE: TOSCANA

Toscana

Le bellezze artistiche, il paesaggio e la storia ne fanno una delle regioni vinicole più apprezzate a livello mondiale, sia in termini di turismo indotto sia di esportazione di bottiglie. A partire dagli anni '70 del nocento, la Toscana è stata la regione più innovativa d'Italia, e il fenomeno dei Super Tuscans ha certamente giovato all'immagine del vino italiano nella sua globalità. Tra i tanti meriti dei toscani c'è sicuramente quello di avere preservato vaste porzioni della loro regione dalle contaminazioni della modernità, per cui oggi la Toscana è univeralmente percepita come simbolo di bellezza.

Il caso di Bolgheri è rappresentativo di come, partendo da un'intuizione, si può inventare una tradizione che ha portato successo commerciale, ricchezze e prestigio internazionale grazie alla felice integrazione tra vitigno, territorio e creatività umana. Con la nascita del Sassicaia e la commercializzazione delle prime 3000 bottiglie nel 1968, viene ispirato un cambiamento importante in un'altra zona vinicola, con una storia assai più antica, quella del Chianti. Per la prima volta Piero Antinori prova a utilizzare anche in questo vino uve internazionali a complemneto del Sangiovese, facendo uscire il suo vino dalla Doc storica del Chianti. Nasce così il Tignanello, che insieme al Sassicaia può essere considerato il primo Super Tuscan. Nel 1978 debutta il Solaia, nel 1985 arriva l'Ornellaia. Contemporaneamente si è assistito all'affermarsi di un altro vino storico, unico rosso italiano da monovitigno autoctono in grado di competere in termini di qualità e longevità con il Barolo: il Brunello di Montalcino, codificato e commercializzato come tale da Feruccio Biondi Santi sul finire dell'Ottocento.

In questa panoramica abbiamo citato le zone più importanti di produzione (Chianti e Chianti Classico, Bolgheri e Montalcino) ma la Toscana è ricca di altre aree e Denominazioni che hanno molto da offrire. Altra denominazione importante a base di sangiovese è la Docg Vino Nobile di Montepulciano.

Infine vi sono indicazioni anche nelle tre Doc del Vin Santo: vini di lunga e delicata preparazione le cui uve vengono lasciate appassire e sono poi affinate per anni in caratelli di castagno, ciliegio o rovere, mentre la Docg Aleatico Passito d'Elba rappresenta un caso di viticoltura eroica di tradizione millenaria, il cui vino è famoso anche per essere stato bevanda consolatoria di Napoleone Bonaparte durante il suo esilio sull'Isola.

VITIGNO: SANGIOVESE

Sangiovese

LA PIANTA

La breve descrizione che segue si riferisce a un tipo di Sangiovese che può essere considerato "medio": bisogna tenere presente la forte variabilità intra varietale tra i biotipi che può portare a caratteristiche morfologiche anche sensibilmente differenti. Il grappolo può essere di taglia medio - piccola o medio-grande, di forma cilindrico-piramidale, più o meno compatto e dotato di una o due ali. L'acino è medio o medio-piccolo, subrotondo e talvolta quasi ellissoidale, regolare, con una buccia pruinosa e di colore nero violaceo. Pur considerando le differenti situazioni pedoclimatiche nelle quali è coltivato, si può dire che il Sangiovese giunge in genere a maturazione nel periodo compreso tra l'ultima decade di settembre e la prima di ottobre

IL VINO

È molto difficile tratteggiare delle caratteristiche comuni per un Sangiovese, tanta è la differenza di espressione che riesce a dare. Se vinificato in acciaio dà origine a un vino di notevole freschezza, floreale e leggermente fruttato, ciliegia, abbastanza leggero, equilibrato, asciutto, sorretto da buona acidità e mai troppo scuro nel colore. Se affinato in rovere, dove riesce a invecchiare bene anche a lungo, arrotonda i suoi "spigoli" e diventa speziato, robusto, armonico, pur conservando una gradevole astringenza e capace di durare nel tempo

Regione
Toscana
Provenienza
Italia
Uve
Sangiovese
Colore
Rosso Rubino
Odore
Fruttato
Speziato
Sapore
Sapido
Gradazione (% vol.)
13.5
Contenuto
75 Cl
Tipologia
Rosso
6 Articoli
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