Pallagrello Nero

Se si accetta la tesi di alcuni studiosi secondo i quali il Pallagrello Nero - chiamato anche Coda di Volpe Nera per la forma del grappolo - sarebbe un tipo do Coda di Volpe Bianca a bacca nera, allora si può collegarlo alla Vitis alopecis di origine greca descritta da Plinio. Il Pallagrello, detto anche Pallagrella o Pallarella, vive il suo momento di massimo spendore nella seconda metà del XVIII secolo, sotto Ferdinando IV di Borbone che giudica il Piedimonte Rosso e il Piedimonte Bianco (dal comune di Piedimonte Matese) uniche due varietà campane degne di figurare nella magnifica e famosa Vigna del Ventaglio di San Leucio di Caserta (vigna a semicerchio di dieci raggi, destinati alle dieci varietà più prestigiose del Regno delle Due Sicilie). Dagli inizi del Novecento la varietà subisce un inesorabile declino: il suo rilancio - dovuto a qualche caparbio viticoltore del Volturno, in particolare all'avvocato-vignaiolo Peppe Mancini - risale agli ultimi dieci anni e ha contribuito all'iscrizione del vitigno al Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2004.

In passato la coltivazione del Pallagrello Nero era accertata, oltre che lungo il Volturno, in buona parte del resto della Campania, nei pressi di Venafro (nel vicino Molise) e più raramente in Calabria. Il suo habitat odierno si è ristretto alla zona a nordest di Caserta, nei comuni di Alife, Alvignano, Caiazzo e Castel Campagnano.

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