Barolo

Il Barolo è un vino di imponente struttura, adatto all’ invecchiamento e ottenuto esclusivamente da uva Nebbiolo. La sua storia ufficiale inizia nelle Langhe con i Savoia e con la marchesa Giulia Falletti, attorno alla metà dell’Ottocento, con Cavour che si avvale della consulenza del francese Oudart, che perfeziona la tecnica già sperimentata dal generale Staglieno nei tenimenti di proprietà di Carlo Alberto. È quello il periodo in cui il Barolo prende le sue attuali caratteristiche di vino secco, da bersi dopo qualche anno di affinamento, al fine di poter cogliere al meglio i suoi magnifici e complessi profumi e consentire ai tannini di ammorbidirsi perdendo un po’ della loro carica inizialmente aggressiva. Il Disciplinare prevede un affinamento minimo presso il produttore di 38 mesi (62 per la Riserva), di cui 18 in legno. Proprio il legno è stato e in parte continua a essere motivo di dibattito tra produttori e consumatori, ossia tra chi predilige grandi botti di rovere di Slavonia – che cedono poco o nulla in termini di aromi e di tannini – e chi preferisce invece unire al vino i sapori conferiti dalle barrique di legno francese. Tra i più strenui difensori della classicità ci sono Brovia, Giuseppe Mascarello, Brezza, Giuseppe Rinaldi, Bartolo Mascarello, Poderi Colla e Bruno Giacosa. Sul versante innovativo si ergono invece Elio Altare, Boglietti, La Spinetta, Podere Rocche dei Manzoni e Roberto Voerzio. Gli aromi costituiscono il suo principale punto di forza, in quanto spaziano con infinite sfumature dal catrame alla viola appassita, dai frutti di bosco alla liquirizia, dal balsamico al legno al tabacco dolce. Un tempo chiamato “il vino dei re e il re dei vini”, oggi è apprezzato a livello mondiale e da parte della stampa specializzata riceve, nelle migliori espressioni, le stesse valutazioni che un tempo erano riservate ai grandi nomi di Borgogna e di Bordeaux. I comuni il cui territorio è interessato alla produzione di Barolo sono 11: Verduno, Cherasco, Roddi, La Morra, Novello, Grinzane Cavour, Barolo, Diano d’Alba, Castiglione Falletto, Monforte d’Alba e Serralunga d’Alba. Volendo generalizzare, si può dire che la conformazione dei terreni porta a maggiore struttura tannica e complessità speziata nell’ area del cosiddetto Elveziano (Serralunga e parte di Castiglione Falletto e di Monforte), mentre il resto della zona, il cosiddetto Tortoniano, ha caratteri più fruttati, fini e immediati, anche se spesso non meno longevi. Il felice andamento dei mercati verificatosi negli ultimi anni non deve far dimenticare che il Barolo è prima di tutto sinonimo di alta qualità, per cui il continuo aumento delle superfici vitate (e quindi di bottiglie commercializzate) potrebbe dare più problemi che risorse. La produzione annua supera i 12 milioni di bottiglie.

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