Vitigni Maledetti, Vietati e Mitici

Fra gli infiniti vitigni coltivati in Francia, sei furono condannati a morte dalla legge del 24 Dicembre 1934: "è vietato vendere sul mercato interno, comprare, trasportare e piantare i seguenti vitigni, qualunque siano le denominazioni locali date ai detti vitigni: noah, othello, isabelle, jacquez, clinto, herbemont", Sono tutti ibridi, ossia incroci di vitigni americani ed europei, coltivati all'epoca della fillossera perché resistenti all'insetto. 

Due sono le ragioni evocate nei dibattiti per giustificare il divieto: il cosiddetto sapore sgradevole e la pericolosità dei suddetti vitigni. Il "sapore sgradevole" si riferisce al sapore molto particolare, detto foxé, dell'uva e del vino, fra il lampone e il pelo di volpe. Quanto alla "pericolosità per la salute", è perché la fermentazione del noah, per esempio, sprigiona etere e un po' di alcol metilico (metanolo), tossico a forti dosi per il nervo ottico, perciò nacque la leggenda del vino che accecava.

 

In realtà il divieto fu una decisione politica, scaturita da una crisi economica. Intorno al 1934 la francia produceva troppo vino. La penuria causata dalla fillossera faceva parte del passato, e gli ibridi di vitigni americani, resistenti alla malattia, davano grandi quantità di uva. Anche l'altro metodo di innesto su un piede di vite americana funzionava bene contro l'insetto fatale, e le pianure del Languedoc, piantate a vitigno aramon innestato, erano molto produttive grazie all'irrigazione: più di 30.000 litri di vino rosso all'ettaro, ossia tre litri a metro quadro. Una resa colossale.

 

Con la sovrapproduzione, i prezzi crollavano e centinaia di viticoltori erano sull'orlo del fallimento. L'Assemblea Nazionale temette la rivolta e sacrificò quindi sei vitigni ibridi, molto produttivi, il cui denominatore comune era il loro incrocio con vitigni americani. Oramai erano consentiti dalla legge solo i vitigni europei come Merlot, Syrah, Chardonnay, innestati su piedi americani resistenti alla fillossera. Freddy Couderc spiega come questi vitigni ibridi vietati sono diventati mitici nelle Cévennes: "Vino emblematico della resistenza, delle cause perse, degli anarchici, viino proibito per antonomasia. Associato sentimentalmente alla regione di minatori, è diventato il simbolo delle Cévennes che soffrono e lottano, ecco perché ha colpito l'immaginario popolare"

 

Anche se il divieto di questi vitigni è stato abrogato nel 2003, questi vitigni sono quasi scomparsi in meno di settant'anni. Qualche piede esiste ancora nelle vigne private a uso familiare. Si trovano anche tramite canali alternativi, che cercano di far rivivere la frutta dimenticata. Anche in Italia, negli anni Trenta, i vitigni ibridi sono stati vietati. L'Isabella ovvero l'uva fragola ha resistito al divieto e alcuni viticoltori ne producono ancora il vino

Fonte: "Vini Insoliti - Pierrick Bourgault"